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mercoledì 6 aprile 2016

Le buone pratiche ambientali

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Nel mondo dei giorni nostri si sta affermando con sempre maggiore forza l'idea che lo sviluppo economico debba essere perseguito in armonia ed equilibrio con la tutela ambientale. E' un concetto di sviluppo denominato sostenibile, in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. E' una sfida con obiettivi ambiziosi: arrestare il degrado ambientale, combattere la povertà e migliorare la qualità della vita oggi senza pregiudicare quella di un domani. Sulla base di questi principi nel 1992, alla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro, è stato proposto un piano d'azione denominato Agenda 21.

 
Agenda perché contiene le "cose da fare", ventuno perché il piano deve essere messo in pratica nel XXI secolo, periodo nel quale ormai ci troviamo. La filosofia di pensiero e di azione che sta alla base del piano è quella di pensare globalmente e agire localmente.

Tra le azioni proposte dall'Agenda 21, una delle più significative è quella della diminuzione della nostra impronta ecologica, ovvero del consumo di risorse naturali nel rispetto della capacità e dei tempi necessari al nostro pianeta per rigenerarle. Ciascuno di noi può calcolare a quanto ammonti l'orma conseguente al suo stile di vita compilando un semplice questionario a questo indirizzo:http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/GFN/page/calculators/.

L'abbassamento dell'impronta ecologica è un obiettivo che può essere raggiunto sia come singoli abitanti di questo globo che come collettività che vive un territorio.

I comportamenti nella vita di tutti i giorni che inseguono questo scopo sono le cosiddette buone pratiche ambientali.

Esistono una miriade di pratiche di questo tipo, che spaziano dalla diffusione delle energie rinnovabili e del risparmio energetico nelle nostre case (http://comunitasolare.eu/) alla crescita di una mobilità nei trasporti più sostenibile (http://www.sendilo.it/) , dalla diminuzione degli sprechi alimentari (http://www.lastminutesottocasa.it/) all'uso dei materiali naturali nell'edilizia (http://www.edilana.com/).

Anche piccoli gesti ormai diventati familiari, come la differenziazione dei rifiuti o lo spegnimento degli apparecchi in stand-by, sono ottimi esempi di buone pratiche. E a proposito di raccolta differenziata e ciclo dei rifiuti, uno dei problemi più grandi che l'umanità si trova a dover affrontare è proprio quello della persistenza di alcuni materiali nell'ambiente. La biodegradabilità, ovvero la proprietà di alcuni materiali di essere decomposti dalla natura del 90% entro sei mesi, non è così comune per tanti oggetti di uso quotidiano. Pensiamo ad esempio alle lattine, che in natura per essere degradate possono richiedere fino a 500 anni, o ad alcuni tipi di plastica (es. polistirolo) che in alcuni casi necessitano di più di 1000 anni per essere degradate ad un livello tale da poter rientrare nel ciclo alimentare senza causare danni.

La plastica è infatti uno dei materiali più persistenti e inquinanti presenti nell'ambiente, capace addirittura di essere accumulato per via delle correnti marine in alcune zone oceaniche in vere e proprie isole galleggianti. Tutto ciò purtroppo ha delle conseguenze per la vita dei nostri ambienti e indirettamente per noi, dato che l'ingresso di materiali inquinanti nella catena alimentare in alcuni casi è capace di trasferirsi nei nostri piatti, rappresentando una minaccia seria e poco visibile.

Fortunatamente l'essere umano è dotato di intelligenza e le capacità per porre rimedio ai danni generati dall'incuria e dal menefreghismo esistono. La cosa più importante è proprio il fatto che ognuno di noi può mettere in pratica comportamenti virtuosi e convincere chi li sta attorno a fare altrettanto, così da raggiungere una massa critica capace di essere trascinante.

Difendere l'ambiente è un gesto egoistico e altruistico insieme. Permette di vivere meglio a ciascuno di noi oggi e ai nostri figli nel futuro.

 

Fig.1: impronta ecologica

Fig.2: La plastica in mare, un problema per chi lo abita (da http://tartapedia.it)

 
Nicola Putzu (Biologo, Responsabile scientifico CEASS)

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