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mercoledì 6 aprile 2016

Dal mare alla montagna

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Il territorio del Sinis-Montiferru è ricco di biodiversità e uno dei motivi è quello di poter vantare di un ampio dislivello altitudinale. In queste poche righe proveremo a percorrere un viaggio che ci porti dal mare fino alle cime montane, alla scoperta della vita che popola questo territorio e come stimolo a percorrerlo nelle sue infinite rotte.
Il nostro viaggio inizia da una foresta presente a pochi metri dalla riva del mare, invisibile se la si cerca osservando l'orizzonte, ma ben visibile se ci si arma di maschera e boccaglio: il posidonieto, formato da una pianta sottomarina, la Posidonia oceanica, che molti scambiano per un'alga ma che alga non è. Si tratta infatti di una parente delle comuni piante che siamo abituati a vedere sulla terraferma. Le sue foglie nastriformi ospitano pesci, piccoli crostacei e il più grande bivalve (dotato di due valve, come le cozze) del Mar Mediterraneo, la nacchera o Pinna nobilis (Fig. 1). Può arrivare fino ad un metro di altezza, la nacchera un tempo era ricercatissima poiché da essa si produceva il bisso, un filamento prezioso da usare nella tessitura degli abiti tradizionali. Oggi le nacchere sono sempre meno e per scongiurarne l'estinzione vengono particolarmente protette e ne è stata vietata la raccolta.
 
 
Avventurandoci nella spiaggia, magari in quella enorme di Is Arenas, si possono incontrare piante che necessitano di pochissima acqua, tollerano facilmente il sale e il forte vento.
La prima pianta in assoluto che si incontra se partiamo dalla riva è il ravastrello marittimo (Cakile maritima), che da aprile a ottobre fiorisce con colorazioni che vanno dal bianco-rosa fino al lilla. E' molto bella e suggestiva anche la fioritura del giglio di mare, il Pancratium maritimum, una pianta bulbosa sempre più minacciata dallo sfruttamento delle spiagge. Nella costa rocciosa è invece possibile apprezzare la presenza di un insieme di piantine delicate e armoniche. Si tratta di specie caratteristiche dell'area, i cosiddetti endemismi, che hanno aree di distribuzione di pochi chilometri e non sono presenti in nessun'altra parte del mondo. Ad esempio appartengono a questa categoria il Limonium oristanum e il Limonium tharrosianum.
In queste zone a pochi metri dal mare è presente il falco della regina, rapace che si nutre di piccoli uccelli e il cui nome, Falco eleonorae, rimanda a un personaggio molto importante per la Sardegna. Ma questa è un'altra storia…
Nella zona di retro spiaggia sono presenti alcuni bacini fortemente salini, come lo stagno di Is Benas, che ospitano una ricca avifauna tra cui spicca la presenza del fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus). Facile da vedere nella nostra isola, ma specie rara e lontana dalle zone abitate dall'uomo nel resto d'Europa. Oltre la grande spiaggia di Is Arenas si estende una pineta di pino domestico (Pinus pinea) di più di 1000 ettari, impiantata artificialmente ma oramai diventata un habitat seminaturale. 
E nelle aree intorno alla pineta si può rimanere affascinati dall'incontro con l'unica palma spontanea presente alle nostre latitudini (Fig.2), la palma nana (Chamaerops humilis). Predilige climi caldi e secchi, ma è capace di sopportare periodi brevi di freddo e questo le ha consentito di colonizzare quelle coste del Mediterraneo dove le palme tropicali faticherebbero a sopravvivere.
Spostandoci nelle aree coltivate e nelle periferie delle zone urbane si assiste all'ingresso di specie introdotte dall'uomo, come l'eucalipto (Eucalyptus camaldulensis) o il fico d'India (Opuntia ficus-indica), poco importanti da un punto di vista naturalistico ma decisamente interessanti da quello culturale ed economico. Si pensi ad esempio al miele di eucalipto o alla tradizionale produzione di sapa da fico d'India. In queste zone non mancano, comunque, gli incontri con specie selvatiche, come le orchidee tra i vegetali e le lepri o i ricci tra gli animali. O ancora la visione dei cerchi di un rapace che caccia sopra i campi e la fuga di un serpente sotto una siepe. Se si ha la pazienza di aspettare e un briciolo di fortuna, le campagne intorno ai nostri paesi sono capaci di offrirci molte sorprese.
Ripercorrendo i versanti del Montiferru ci si potrà immergere in uno degli ecosistemi più tipici e unici del bacino del Mediterraneo, ricco di colori e di profumi soprattutto in primavera: la macchia mediterranea. Si tratta in molti casi di uno stadio di degradazione della foresta presente in anni lontani, a causa di tagli eccessivi, incendi o pascolo intensivo. Nonostante ciò, con gli anni la rinaturalizzazione ha permesso la crescita di piante di cui in un modo o nell'altro conosciamo il nome o la fama: il corbezzolo (Arbutus unedo), il mirto (Myrtus communis), il lentisco (Pistacia lentiscus), il rosmarino (Rosmarinus officinalis), i cisti (Cistus incanus, Cistus salvifolius, Cistus monspeliensis). Un mondo popolato da cinghiali sardi (Sus scrofa meridionalis), donnole sarde (Mustela nivalis boccamela) e pernici sarde (Alectoris barbara).
 
Il nostro viaggio si conclude nelle aree più alte del territorio, quelle montane, che in alcuni versanti ospitano i boschi in altri le garighe. I boschi sono composti principalmente da alberi di leccio (Quercus ilex), pianta che non perde mai le foglie e forma ambienti ombrosi, o in alcune zone particolarmente umide da massicci esemplari di roverella (Quercus pubescens), quercia che invece perde le foglie in autunno da origine ad ambienti con suoli più illuminati. I boschi sono il regno dello sparviere sardo (Accipiter nisus wolterstorffi), un rapace capace di muoversi con agilità nell'intrico di rami e tronchi, delle piccole cince (Parus sp.), uccelli dai melodiosi canti, e del maestoso cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), simbolo di vita selvatica e di eleganza (Fig.3).
Nei versanti più rocciosi il terreno non è abbastanza profondo per ospitare gli alberi ma è più che sufficiente per alcune piante arbustive che vivono isolate e rade. Tra queste si segnalano il timo erba-barona (Thymus herba-barona), e la ginestra pungente (Genista corsica), entrambe piante endemiche di Sardegna e Corsica.
Infine, se si è particolarmente fortunati, alzando lo sguardo si potrà incontrare una sagoma dall'apertura alare imponente (tra i due e i tre metri), con un collo bianco e una coda ridotta: il grifone (Gyps fulvus). Una specie rarissima, che ha la colonia con i nidi nei dintorni di Bosa, ma che nel suo scorazzare in cerca di carcasse di cui si nutre si può spingere frequentemente fino al Sinis-Montiferru.
 
 
 
Nicola Putzu (Biologo, Responsabile scientifico CEASS)

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