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mercoledì 20 aprile 2016

Tartaruga marina spiaggiata a Is Arenas, Narbolia

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Il 6 marzo nella spiaggia di Is Arenas, Narbolia (OR), è stata recuperata una tartaruga marina, appartenente alla specie Caretta caretta, la più diffusa nel Mar Mediterraneo.
Una specie che in un passato recente ha nidificato proprio in questa spiaggia dell'oristanese. Purtroppo stavolta non si trattava di una femmina in cerca di una spiaggia nella quale deporre le uova, bensì di un animale gravemente ferito e trasportato a riva in balia delle correnti.
 
 
Appena notata da alcune persone sull'arenile e' stato immediatamente allertato il personale dell'Area Marina Protetta Sinis-Mal di Ventre che ha provveduto a trasferire l'animale presso la clinica veterinaria Duemari, clinica convenzionata e facente parte del CReS (Centro di Recupero del Sinis delle tartarughe e dei mammiferi marini). Il personale veterinario ha riscontrato la frattura del carapace in più punti, probabilmente a causa dell'impatto accidentale con un'imbarcazione. La presenza sullo stesso carapace di alghe e lepadi (crostacei che si insediano su oggetti galleggianti) è stato un chiaro segno che l'animale ha passato molto tempo alla deriva. Una tartaruga incapace di immergersi è incapace di alimentarsi e infatti è stato rilevato un grave stato di denutrizione e debilitazione.

In questi casi il protocollo prevede la stabilizzazione degli animali recuperati da parte dei veterinari della Duemari e successiva fase di ri-ambientamento, precedente al rilascio, nelle vasche dell'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAMC-CNR) con sede a Torregrande (OR). La clinica ha tentato un recupero, ma nonostante gli sforzi profusi la tartaruga è deceduta al 9° giorno di ricovero a dimostrazione delle condizioni estremamente compromesse nelle quali la Caretta caretta è stata ritrovata.

Questo episodio con un triste finale pone l'accento sui rischi che la fauna marina si trova a dover affrontare quotidianamente nei nostri mari. Inquinamento, riduzione degli habitat disponibili, collisioni con le imbarcazioni e incidenti causati dai sistema di pesca, sono tutte cause di riduzione delle popolazioni animali che popolano le distese d'acqua salata.

Eliminare queste cause dall'oggi al domani è pure fantasia, ma possiamo ridurle e responsabilizzarci maggiormente nei confronti di un patrimonio meraviglioso e unico che abbiamo in prestito e dobbiamo custodire.
Nicola Putzu (Biologo, Responsabile scientifico CEASS)

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