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lunedì 12 settembre 2016

Il bramito del cervo

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Tutti hanno sentito parlare del ruggito del leone e molti del barrito dell’elefante. Ma se vi chiedo chi è l’animale che bramisce, credo che in pochi risponderebbero senza esitazione. Eppure leoni ed elefanti vivono molto lontano da noi, mentre i cervi che bramiscono, al contrario, sono vivi e vegeti in Sardegna. Ma tant’è, siamo talmente abituati ai contenuti che ci trasmette la televisione che ci sembra che per poter ammirare gli animali selvatici sia necessario prendere l’aereo e volare miglia e miglia lontano nel continente africano.
 
In realtà nei boschi sardi ci attende uno spettacolo che si rinnova ogni anno con la stessa magia e intensità: il bramito del cervo sardo, una sottospecie del cervo europeo presente soltanto in Sardegna e Corsica. A partire da metà agosto e fino a metà ottobre i cervi entrano nella loro stagione riproduttiva, le femmine vanno in calore e i maschi…bramiscono! Cioè? Il bramito è un verso prodotto dai cervi maschi nel periodo degli amori,  profondo e gutturale, che ha la funzione di segnalare alle femmine la presenza di un riproduttore nei dintorni e nello stesso tempo di segnalare agli altri maschi di stare alla larga da quel territorio perché già occupato. Romanzando un po’, è come se nei boschi si sentissero frasi del tipo “ehi bella, dove vai? Fermati qui che troverai il migliore papà per i tuoi figli in circolazione” o “caro mio nemico, è meglio che stai alla larga perché qui commando io e se ti impicci rischi guai seri”.
Da un punto di vista fisiologico, il bramito viene stimolato nei maschi da una serie di cambi ormonali influenzati dall'entrata in calore delle cerve. Inoltre il verso è caratteristico di animali adulti, mentre in giovane età (1-3 anni) è assente o sporadico. I maschi usano la potenza, intensità e frequenza dei bramito anche per valutare la forza degli altri maschi nei paraggi. L’individuo che si accorge di essere più debole, in questa sfida ravvicinata, abbandona il campo al più forte. Questo per evitare pericolose lotte che potrebbero comportare ferite o addirittura la morte. Ricordiamoci, infatti, che i cervi maschi nel periodo riproduttivo portano sulla loro testa i cosiddetti palchi (erroneamente chiamati corna)  che cadono e si riformano ogni anno. Vi parlerò di questo interessante fenomeno prossimamente. Quindi, tornando alle sfide tra “romei” alla conquista delle “giuliette”, immaginate cosa può  significare essere colpiti su un fianco dalle punte di questi palchi. Nella maggior parte dei casi non si assiste a nessuna lotta, ma ogni tanto capita che tra i due contendenti la differenza di forza sia davvero minima. Allora può succedere che nessuno dei due rinunci all’area occupata e in questo caso si scatena una battaglia testa contro testa fino a che uno dei due si arrende portando a casa la pelle oppure, nei casi più gravi, fino a che uno dei due soccombe per le ferite riportate.
Vi incuriosisce questo comportamento e vi piacerebbe assistere con le vostre orecchie? Sul massiccio del Montiferru gli animali sono presenti in tante aree e con un po’ di pazienza e fortuna non dovrebbe essere difficile ascoltarli. C’è però un’altra regola che non vi ho detto. I bramiti sono più frequenti a cavallo dell’alba e nelle ore successive al tramonto. Quindi se volete aumentare la probabilità  di sentirne tanti, o vi alzate molto presto o vi portate una torcia.
L'esperienza è davvero di quelle che si raccontano agli amici e conoscenti. Specialmente se si ha la fortuna di udire un cervo a poche decine di metri da voi. Da brividi.
 
Immagini di @Mommotti da JuzaPhoto
 
Per approfondire, cliccare sui link agli allegati.
 
 
Nicola Putzu (Biologo – Responsabile scientifico CEASS)

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